Che cos’è la solitudine

Leggo (male) una splendida poesia di Mario Benedetti (poeta italiano), recentemente scomparso. 
Grazie.

Poesia: Che cos’è la solitudine ( da Umana gloria, Mondadori, 2004).


Voce, foto e montaggio: Stefano Tommasi 
Musica di sottofondo: Black Notes, Nils Frahm (open.spotify.com/track/6LJVfcz9oISgj7wXDx3tS3?si=mugmrmzrS6Cz_zb7r8dVRg)

Una autocritica a questa poesia: Che cos’è la solitudine è una poesia che ho scritto nel 2002. Mi interessa oggi indicare la parola chiave per poter meglio aprire il testo: la parola è ingenuamente. Questa è una parola che denuncia un ritratto letterario del personaggio che parla in prima persona e chiede scusa. Di che cosa chiede scusa? Di vedere e sentire se stesso dentro un libro, di osservare il luogo dove si trova e potere farne esperienza con più efficacia e legittimità attraverso la stampa di un quadro che dia spessore alla sua vita, di trovare in un foglio di giornale la descrizione di un fatto di cronaca vera. La realtà è allontanata, percepita in difetto, in una mancanza spaesante, con un senso di perdita. Il piano della rappresentazione, letteraria o attraverso l’arte figurativa, dà spessore a chi scrive: ma questo spessore è oggi plausibile? Di far leva su questo sentimento, dichiarato ingenuo, si chiede scusa ai lettori.

Mario Benedetti

Pietà della durata

E finché tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.
Perché so che là dove sono stato
né ali, né ruote, né vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perché so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.

Pedro Salinas

da “Pedro Salinas, La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

Photo: Pietà della durata 
© Stefano Tommasi

stefanotommasi.com/self-portrait

Sotto una pioggia fitta fitta

Nel 1971 mio padre era uno studente e, come tanti ragazzi di quella generazione, amante della poesia. Prévert era il più gettonato. I giovani lo amavano perché si riconoscevano in quei componimenti semplici e immediati ( “I ragazzi che si amano ” ha fatto vibrare il cuore di molti ). Da buon lettore, scriveva lui stesso delle poesie, firmandosi con lo pseudonimo “Elvis” .
Saggiamente, conservò questi versi che sono adesso accanto a me, racchiusi in due quaderni, uno blu e uno giallo, sulle cui copertine spicca un disegno che riproduce la famosa fotografia di Che Guevara scattata da Alberto Korda ( Guerrillero Heroico ).
Tra le tante poesie che scrisse, una in particolare mi è sempre ronzata nella testa ed oggi ho deciso di recitarla, per fargli un regalo e forse, per farlo anche a voi e a me.

Buona visione e ascolto.
Ste