A mia madre

Buon compleanno mamma!
Lo so,non ti dimostro mai abbastanza il mio amore,e anche adesso,che siamo così vicini,ti ho dato due baci e detto poche parole.Siamo diversi e spesso non ci capiamo nel parlare.Forse è per questo che me ne sto sempre zitto e nel farlo, scrivo di te,mentre ascolto il tuo ciabattare giù in cucina.
Qualcuno ti farà leggere queste righe e allora sappi che sono sempre quel bimbetto di quarta elementare che ti scriveva le letterine che tu conservi con cura nel cassetto vicino al letto,vicino al cuore.
Stefano.
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                                            – 1989-
Tu mamma cammini seriamente ogni volta che fai una passeggiata.
Sei strana,perchè anche se cammini seriamente,sorridi a chiunque passi.
Se io penso che tu potresti andare via da me,la prima cosa che direi sarebbe: <<Scusami mamma>>.Sperando così,che tu rimanessi sempre con me e tu facessi una splendida vita.
Mamma!Ti voglio tanto bene!
Tu sei una rosa profumata perchè porti a tutti il tuo profumo.Tu sei una lampada spenta,sei sempre seria con tutti.
Sei alta,mora,brava e affettuosa con me.Con te ho visto la zia Anna morire.Con te ho odorato la cacca del cane.Con te sono andato al circo.
Per la tua festa,mamma,io vorrei farti con il papà e Alessandra,un regalo preparato con il cuore.
La casa senza mamma è molto brutta e triste.
Dove la mamma c’è la terra è felice.
Mamma,per la tua festa desidero regalarti tanto affetto e ti offro tanto amore.Ti canto una stornellata per farti fare una risata.
Ti chiedo perdono perchè sono stato cattivo con te.
Ste.
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Come Năstase !

Papà ha sempre avuto la passione per il tennis.Era anche bravino ma non aveva autocontrollo.Si arrabbiava e gesticolava come un matto se sbagliava un punto !

<<Era fuori!>>gridava all’arbitro,anche quando l’arbitro non c’era.

Sembrava pazzo e lo guardavo serio,ma sotto sotto ridevo.Mi faceva sorridere la sua arrabbiatura figlia del carattere istintivo.

Avevo 12 anni quando rilevammo la gestione di un impianto sportivo con annessi non uno ma ben due campi da tennis!Mi pareva un sogno!

Volevo imparare a giocare ma ero un po’ timoroso a chiederlo a papà.

Intendiamoci:era ed è una pasta d’uomo,ma il rischio di essere sulla traiettoria di una racchetta volante mi turbava;in più,era molto impegnato e quindi decisi per il maestro di tennis.

Imparai a giocare.

Erano gli anni di Sampras e Agassi e sia io che mio padre non avevamo dubbi su chi scegliere : Agassi ! Uguale a papà !Non a caso,nell’armadietto dello spogliatoio c’era pari pari l’attrezzatura del nostro tennista preferito.Dalla racchetta Donnay ai completi sgargianti firmati nike <Proprio quelli di Agassi> dicevamo a turno.

Oramai ero un tennista provetto,così,sfidai le racchette volanti e nel tempo libero di papà giocavamo assieme.Scoprii che con me non si arrabbiava mai,probabilmente perché non ce n’era bisogno ( di punti ne facevo ben pochi ),ma io ero felice. <dritto alla Agassi > pensavo,e di là < rovescio a due mani alla Agassi >.Bello, bello,bellissimo,però….non potevano esserci due Agassi,non era ammissibile!Così,un giorno,mentre sfogliavo delle vecchie foto di papà da ragazzo,ne vidi alcune in cui giocava a tennis e stringeva tra le mani una racchetta di legno,bellissima ed elegante < che racchetta è papà? > <Eeeh,quella è la racchetta di Năstase !,proprio la sua !

Non conoscevo questo tennista,a giudicare dal materiale ipotizzavo fosse un giocatore di almeno venti anni prima,ma non mi importava molto.Quella racchetta era bellissima e già sognavo la risposta al dritto di mio padre < lungolinea fulmineo! Come Năstase ! > .

 

© Stefano Tommasi

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le immagini sono state realizzate in un campo da tennis dove spesso io e mio padre giocavamo.Era un bel campo,circondato da sontuosi alberi che riparavano dal sole.La struttura è abbandonata da molti anni,non si vede quasi più niente del rettangolo di gioco.Rimane una rete  marcia e rotoli di pavimentazione sintetica lasciati a se stessi.E’ triste vedere questo degrado,oltretutto, adiacente,c’è un complesso residenziale e il centro del paese è a pochi metri.L’area è molto grande e può essere convertita anche semplicemente in un’area verde,senza costi onerosi.Mi auguro che chi di dovere faccia qualcosa.

S. 

 

 

Dialogo con mio figlio (storie dall’altroquando)

1995,Italia.

“Figlio,
sono stato nel futuro,20 anni avanti per l’esattezza”

“Wow!E dimmi Pà,com’è il mondo?La tecnologia si è evoluta?”

“Beh,i computer sono molto più evoluti di adesso.Ogni famiglia ne possiede almeno uno.

Poi ci sono i cellulari che chiamano smarphone,e sono dei veri e propri PC in miniatura.

Con essi,puoi fare praticamente tutto:informarti su come sarà il tempo,trovare strade,contare i passi che stai facendo,sapere quante calorie stai spendendo ecc…e poi ci sono i social network…”

“Cosa sono Pà?”

“Praticamente sono dei programmi che ti consentono di sapere tutto delle persone che conosci,ed anche di quelle che non conosci!

Pensa che puoi scrivere a un sacco di gente,condividere foto e video.

Puoi condividere il tuo umore o anche piccole cose come ,che so,acculturare un migliaio di persone sul fatto che oggi hai mangiato la pasta al sugo oppure che tuo figlio ha indossato un maglioncino verde pisello.”

“….”

“Il più bello si chiama Facebook.

Tutti noi lo useremo,anche mentre guidiamo o passeggiamo.

Questo strumento è molto utile.

Ti tiene sempre aggiornato sui compleanni degli sconosciuti,ti ricorda di ricordare e….”

“Pà?”

“Si figlio,dimmi…”

“Andiamo a giocare al parco?”

“Si….andiamo a giocare”.

( Stefano Tommasi )

L’am(Ore) Legale

Sono le 2

e sto amandoti…

Poi,

ecco le 3,

e sono pieno del mio amarti,

ma non sazio…

D’un tratto,

di nuovo le 2.

Ma ti amo,

come fossero le 4.

( Stefano Tommasi )

Testo e fotografia : © Stefano Tommasi – All right reserved,2015 –

Del nostro tempo-© Stefano Tommasi -Diritti riservati

Fotografia: “Del nostro tempo” – © Stefano Tommasi / 2015

Parole Nel Vento

Istruzioni per l’uso:

leggere con il supporto musicale https://youtu.be/qaJlMOhWT7g


Quante volte gettiamo parole al vento?

Spesso sono rimproveri,parole dure,cariche di frustrazione e ostilità.

Altre volte sono parole dolci,ma inascoltate.

E allora via,

che ci pensi il vento a portarsele lontano.A mescolarle,perderle e dimenticarle…

Ma il Vento non è uno spazzino e non gradisce la maleducazione né l’alterigia della gente.

Così,spesso si fa sentire e ci riversa addosso la nostra stessa spazzatura.

Il Vento va rispettato,ascoltato e senza dubbio (e qui pecca di vanità ),va ammirato…

In questo modo soltanto potrai parlargli e forse chiedergli il favore di traghettare parole ( meglio se d’amore ).

Dapprima ti ammonirà : ” mai più parole al vento!”,

dopodiché si avvicinerà e potrai sussurragli le tue “Parole Nel Vento”.

Si alza la brezza…

© Stefano Tommasi - Parole Nel Vento

Testo e fotografie di : © Stefano Tommasi – Diritti riservati

Musica di : Andrea Guzzoletti – Rainbow City (feat. Roberto Cecchetto, Stefano Onorati) –

L’Aquila che (non) vola

Non ero mai stato in abruzzo,però,da sempre volevo andare a visitarlo.

C’era un luogo in particolare che avevo mitizzato: L’Aquila.

Quella città che si scrive con l’articolo,come a voler enfatizzare ed annunciare la sua maestosità e bellezza “signore e signori…L’Aquila! “.E giù applausi…

Me la immaginavo come un luogo sospeso nel tempo ed elevato dal suolo,dimora di sogni ed eleganza,come fosse un moderno Olimpo,desiderato e desiderabile;sognato e forse irraggiungibile:

Le donne de L’Aquila vestivano di seta e gioielli sfarzosi ma non volgari e gli uomini se le contendevano a colpi di poesie e sonetti.Il cielo splendeva quasi ogni giorno e le poche piogge erano omaggio degli Dei,volte a rinfrescare l’aria e le solide mura.

L’Aquila era un’idea e come tale ,la sognavo.

E così,la vedo anche adesso:

Non importa aver trovato gru di metallo al posto delle ali, ad impedirne il volo,

non importa aver respirato la calce dell’abbandono,

non importa aver sentito il lamento delle mura lacerate;

non importa…

Questo era ed è un sogno, dunque :

Le ali tese tendono al cielo,

le donne passeggiano eleganti e gli uomini decantano,

il sole splende,la pioggia depura,

e L’Aquila… Vola.                                                                      « Gridaro tucti insieme la città                                                                                                                          facciamo bella
                                                                                                       che nulla nello regame possa                                                                                                                        confrontarsi ad ella »

( Buccio di Ranallo ).

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Testo e fotografie di: © Stefano Tommasi – Diritti riservati

Lui, Lei e le Stelle

Immaginate quelle sere d’inizio estate;l’aria tersa e fresca e leggera brezza sulla pelle.

Fatto?

Adesso prendete Lui e Lei e adagiateli su un prato immacolato,lontano dalle luci,lontano dalle voci,vicino al cielo.

Fatto?

Bene…

Adesso fate silenzio,ascoltateli:

Lui : “Quante stelle questa sera…”

Lei:“Si…”

Le sfiora e stringe la mano.

Lui:“Ne vuoi una?Scegli,te la dono…”.

Lei:“No,non la voglio.”

Sorpreso e già dubbioso,allenta la presa e allertato dice:

“Perché no?Non ti piace il mio regalo?”

Lei comprende,inaugura un sorriso e rassicura:

“Oh caro,mio carissimo amore,amo il tuo gesto ma non voglio una stella.Le stelle brillano di luce propria,sono sole e distanti tra di loro.Voglio che mi regali una doppia stella!”

La mano di Lui torna a farsi sentire,buona e rassicurante.

“E doppia stella sia!”.

Poco distante,un bambino passeggia mano alla mano con sua madre,guarda il cielo ed esclama:

“Mamma!Mamma!”

“Dimmi figlio mio”,chiede la madre.

“Ma le stelle cadenti vanno verso il cielo?”

“Che sciocchezza,tesoro.Certo che no.E’ impossibile”.

la doppia stella

– Racconti dall’altroquando – Testo e fotografia di  Stefano Tommasi

© Stefano Tommasi – Diritti riservati

Una Luna per voi

Ciao!

Oggi voglio fare un piccolo esperimento.Voglio mostrarvi un esempio di fotografia astronomico/concettuale.Non so se il termine esista ma non importa poi molto :).Mentre sto scrivendo,osservo il cielo e vedo una scena bellissima:Venere e Giove si stanno scrutando a vicenda.Pare un gala di danza…è da fotografare,certo.Si, ma come?Come farlo senza essere banali?Senza avere una fotografia piatta e uguale a milioni di altre?

La risposta a questo quesito è semplice:fantasia!

Usiamo la fantasia e possiamo dare un senso del tutto personale a quanto vediamo in questo istante.

Io amo accompagnare i miei scatti con dei testi,più o meno lunghi,perché mi piace la fusione delle parole con le immagini e quindi faccio così:eseguo 3 scatti,sufficienti per descrivere la situazione che mi sono immaginato,li elaboro velocemente e accompagno un breve testo.Et voilà!Ecco pronto il nostro racconto,personale,bello o brutto che sia,nostro e originale 😉

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Una Luna per voi

Calano le ombre sul cielo limpido d’estate.

Osservo il cielo,ascolto i miei sensi.

Ad un tratto vi vedo!

Venere e Giove,splendenti in abiti da sera.Le altre stelle si eclissano,riverenti.

Tu,Giove,bellissimo ed elegante,ti mostri di luce impaziente ad occhi seducenti,e tu Venere,squisitamente appariscente,fai finta di niente.

Ma non disdegni lo sguardo incessante e stai al gioco di un ballo ammiccante;impertinente.

Ed io vi osservo,silenzioso ma con gli occhi,invadente.

E vi regalo una Luna,per voi,per il vostro bacio che sento,è oramai imminente.

( Stefano Tommasi )

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Foto di : © Stefano Tommasi

La neve di giugno ( Giro d’Italia 2015-1994 )

Sestriere,11 giugno 1994


– Papà!Papà!Arrivano!Arrivano!Scatta la foto!Scatta la foto! –

Nevicava,perdio!Era giugno e nevicava!Ma eravamo pur sempre in montagna quel giorno.Al Sestriere passava il giro d’Italia,quell’11 giugno del 1994.E nevicava perdio!Ma l’ho già detto…

– Papà!Papà!Arrivano!Arrivano!Scatta la foto!Scatta la foto! –

-Si figliolo,scatto!- Click…click,click.

E scattava bene papà;come uno scalatore in fuga!Pantani!Rodriguez!Click,click,click!.

Aveva gusto nella composizione ed io già sapevo che quelle foto,una volta sviluppate,sarebbero divenute epiche!Nevicava,perdio!E noi eravamo lì,insieme.Lui scattava ed io tenevo la borsa con i rullini e dovevo essere rapido nel dargli quello nuovo e riporre l’altro,esausto.

Ero fiero della mia mansione,perché ammiravo papà che,frenetico,fotografava,e riponeva fiducia nelle mie doti di assistente.

– Passami il rullino nuovo…riponi questo…bravo figliolo! –

Click…click…img195-1

Ero in estasi!

Quando la carovana passò,cessò pure la neve.

Ma nelle orecchie sentivo ancora quel suono,unico,familiare,rassicurante e avvolgente:

Click…click…

Abetone,13 maggio 2015


Sono seduto sul ciglio della strada ( e sto pensando agli affari miei,come direbbe Conte ).

Sono tanti anni che non seguo più il Giro d’Italia.Quando ero adolescente passavo ore davanti alla tv,senza perdermi nessuna tappa del Giro o del Tour de France;le seguivo tutte,anche quelle di pianura,oggettivamente soporifere.”Può sempre accadere qualcosa!” mi ripetevo, e così me ne stavo lì,con gli occhi sgranati a scrutare i miei ciclisti preferiti e scorgere nei loro volti ( o per meglio dire,nella mia fantasia ),il momento in cui avrebbero tentato la fuga o lo scatto vincente.Non ci azzeccavo quasi mai,ma quando il mio intuito si rivelava esatto,in una apoteosi di adrenalina e soddisfazione esclamavo:lo sapevo!lo sapevo! 

Non so cosa mi abbia spinto ad essere qua,oggi,con macchine fotografiche al seguito,ad aspettare il passaggio dei corridori.Sento di non aver nessun desiderio di fotografarli.La corsa rosa non mi interessa,non so nemmeno il nome dei corridori.E allora mi dico: – perché ?-

Non passa molto tempo,ed ecco che l’arcano si manifesta in tutta la sua chiarezza.

Da dietro la curva appare una ruota,poi un’altra e un’altra.Hanno un incedere strano,in slow motion.Attorno a me sento un silenzio intenso,morbido,ovattato.Come quando d’inverno fuori…

-Perdio,nevica!- Esclamo dentro me!

E lì, capisco.

Chiudo gli occhi e scatto! Click,click…click.

Sento i brividi e sento me stesso :

– Papà!Papà!Arrivano!Arrivano!Scatta la foto!Scatta la foto! – 


Un racconto di : Stefano Tommasi -© All right reserved –

Immagini di : Stefano Tommasi  -© All right reserved

                                                                       

” A papà,con amore e rispetto “

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