EZGO/NASER/ALì

Il mare, visto da Ventimiglia, è blu intenso. Non ci sono spiagge, ma scogli scuri che invitano alla prudenza. Seguendo la linea della costa con lo sguardo, in un attimo ci troviamo in Francia. Lì, lo scenario cambia: gli scogli lasciano il posto a piccole e affollate spiagge. E’ l’inizio della costa azzurra, l’inizio di un mare più rassicurante, l’inizio di una nuova vita, forse.

A questo,immagino pensassero Ezgo, Naser, Alì, quando, giunti al confine Italia/Francia, vollero toccare quelle piccole oasi, così sicure, a vederle da lontano.

Non le percorsero mai.

Il confine immaginario riprese vigore e sostanza,concretizzandosi in forma di militari armati, che respinsero i sogni di tanti Ezgo, Naser, Alì, riportandoli all’oblio del precedente inferno.

Questa è una storia immaginata, la scrivo mentre siedo su questo scoglio scarabocchiato, nei pressi di Ventimiglia. Da qua vedo la costa azzurra e delle piccole oasi affollate, così sicure, a vederle da lontano.

 

Testo e fotografie : © Stefano Tommasi

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L’Aquila che (non) vola

Non ero mai stato in abruzzo, però, da sempre volevo andare a visitarlo.

C’era un luogo in particolare che avevo mitizzato: L’Aquila.

Quella città che si scrive con l’articolo, come a voler enfatizzare ed annunciare la sua maestosità e bellezza “signore e signori…L’Aquila! “. E giù applausi…

Me la immaginavo come un luogo sospeso nel tempo ed elevato dal suolo, dimora di sogni ed eleganza, come fosse un moderno Olimpo, desiderato e desiderabile; sognato e forse irraggiungibile:

Le donne de L’Aquila vestivano di seta e gioielli sfarzosi ma non volgari e gli uomini se le contendevano a colpi di poesie e sonetti. Il cielo splendeva quasi ogni giorno e le poche piogge erano omaggio degli Dei, volte a rinfrescare l’aria e le solide mura.

L’Aquila era un’idea e come tale, la sognavo.

E così, la vedo anche adesso:

Non importa aver trovato gru di metallo al posto delle ali, ad impedirne il volo.

Non importa aver respirato la calce dell’abbandono.

Non importa aver sentito il lamento delle mura lacerate;

non importa…

Questo era ed è un sogno, dunque :

Le ali tese tendono al cielo.

Le donne passeggiano eleganti e gli uomini decantano.

Ll sole splende, la pioggia depura,

e L’Aquila… Vola.                                                                      « Gridaro tucti insieme la città                                                                                                                          facciamo bella
                                                                                                       che nulla nello regame possa                                                                                                                        confrontarsi ad ella »

( Buccio di Ranallo ).

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Testo e fotografie di: © Stefano Tommasi